PRIMA, DOPO, ANCORA: quando un’installazione sul mare incontra studenti, ricerca e comunità

 

Dal 21 al 25 settembre 2026, ad Ancona, PRIMA, DOPO, ANCORA ha portato al centro del dibattito il rapporto tra consumo, rifiuti, comportamenti quotidiani e impatto sul mare, attraverso un progetto che ha unito arte, divulgazione ambientale, partecipazione e ricerca.

L’installazione, ideata e curata da Elisabetta Pennacchioni, European Climate Pact Ambassador, è nata dall’osservazione di ciò che rimane: oggetti recuperati sulle spiagge italiane, testimonianze concrete di abitudini, consumi e comportamenti umani che, attraverso percorsi spesso difficili da ricostruire, finiscono per raggiungere il mare.

Il progetto non utilizza il rifiuto semplicemente come materiale, ma come traccia. Ogni oggetto racconta qualcosa: una scelta, un’abitudine, un sistema produttivo, un modo di consumare o di abbandonare. Il visitatore viene quindi invitato non soltanto a guardare ciò che è stato raccolto, ma a interrogarsi su ciò che accade prima e dopo quell’oggetto.

Dalla mostra all’Università

Il progetto avrebbe dovuto essere inizialmente presentato nell’ambito di SHARPER – European Researchers’ Night, il 25 settembre.

L’interesse suscitato dalla proposta durante le fasi di presentazione dell’iniziativa ha però portato l’Università Politecnica delle Marche a proporre un ampliamento dell’esperienza. È stata così offerta la possibilità di presentare PRIMA, DOPO, ANCORA presso la Facoltà di Ingegneria di UNIVPM dal 21 al 24 settembre, con il 21 dedicato anche all’allestimento.

È stato un passaggio particolarmente significativo: un progetto nato dalla ricerca personale e dall’attività di una Climate Pact Ambassador è stato riconosciuto come capace di dialogare con un contesto universitario e con il pubblico degli studenti.

Per quattro giorni, l’installazione è stata quindi collocata in un luogo caratterizzato da un forte passaggio quotidiano di studenti e personale universitario. Non si trattava di un pubblico arrivato esclusivamente per vedere la mostra: molte persone la incontravano quasi casualmente, attraversando l’atrio.

Ed è proprio questa dimensione dell’incontro inatteso ad aver reso l’esperienza particolarmente interessante. Alcuni si fermavano pochi secondi, altri osservavano più a lungo, altri ancora iniziavano a fare domande e a discutere davanti agli oggetti.

Quando sono i ragazzi a portare gli adulti a imparare

Uno degli aspetti più interessanti emersi durante le giornate è stata la partecipazione intergenerazionale.

In diversi contesti, soprattutto durante le attività rivolte al pubblico, i genitori si avvicinavano inizialmente per accompagnare i figli e finivano poi per partecipare direttamente alla riflessione.

L’installazione permetteva di riconoscere oggetti e situazioni apparentemente banali e di rileggerli sotto una prospettiva diversa: la possibilità di riparare un oggetto invece di sostituirlo, di riutilizzarlo, di prolungarne la vita o di comprendere come alcune normative europee stiano modificando progressivamente il modo in cui produciamo e consumiamo.

Tra gli esempi emersi anche la possibilità di riparare una parte di un ombrellone da spiaggia invece di sostituirlo interamente, oppure di riutilizzare e ricaricare un accendino invece di acquistarne continuamente uno nuovo.

Il punto, però, non è costruire un modello di comportamento “perfetto”.

L’obiettivo del progetto è aiutare ogni persona a capire in quale ambito della propria vita può migliorare.

È una differenza importante: non una lezione impartita dall’alto, ma un invito a riconoscere che il cambiamento può partire da azioni diverse per persone diverse.

“Everything Ends in the Sea”: dalla mostra alla partecipazione

Accanto all’installazione è stata sviluppata “Everything Ends in the Sea”, un’attività interattiva pensata per rendere ancora più evidente il rapporto tra azioni quotidiane e rifiuti marini.

Al centro dell’attività c’era un contenitore trasparente, aperto e inglobato in resina, all’interno del quale erano presenti veri oggetti recuperati sulle spiagge. Il risultato era una sorta di “mare” composto da tracce di ciò che è stato lasciato indietro.

Il visitatore doveva poi confrontarsi con una serie di azioni quotidiane rappresentate su pannelli trasparenti e provare a capire quali di queste potessero essere collegate agli oggetti presenti nell’installazione.

Una seconda superficie permetteva infine di verificare autonomamente le risposte.

Il meccanismo è semplice, ma la domanda che pone è tutt’altro che semplice: quanto siamo realmente capaci di riconoscere il percorso che porta un oggetto dalle nostre azioni quotidiane al mare?

SHARPER: dal pubblico al palco

Il 25 settembre il progetto è arrivato nel cuore di Ancona, nell’ambito di SHARPER – European Researchers’ Night, incontrando un pubblico molto più ampio e diversificato.

Qui l’attività interattiva è stata proposta direttamente ai visitatori. Circa 30 persone hanno completato l’esperienza, che richiedeva circa dieci minuti. Nei momenti di maggiore affluenza si è formata anche una piccola coda, segnale dell’interesse suscitato dall’attività.

Circa la metà dei partecipanti era costituita da bambini sotto i dieci anni, ma l’attività ha coinvolto anche ragazzi più grandi e adulti.

Ma la presenza a SHARPER non si è limitata all’installazione.

A seguito dell’interesse dimostrato nei confronti del progetto, Elisabetta Pennacchioni è stata invitata anche a intervenire direttamente sul palco come speaker. Un invito arrivato inaspettatamente e che ha portato il progetto a trovare spazio anche nel materiale di comunicazione dell’evento già stampato.

L’esperienza si è quindi trasformata da una semplice presenza espositiva in un vero momento di divulgazione pubblica.

Anche la radio entra nel progetto

La giornata del 25 settembre ha avuto inoltre una dimensione mediatica grazie all’intervento live su Radio Arancia Network, media partner di SHARPER.

Anche in questo caso è importante distinguere i dati dell’emittente dall’effettivo ascolto del singolo intervento: non è possibile stabilire quanti ascoltatori abbiano seguito specificamente la conversazione dedicata al progetto. I dati pubblici Audiradio 2025 indicano tuttavia per Radio Arancia un’audience di circa 35.000 ascoltatori nel giorno medio e circa 123.000 nei sette giorni nelle Marche.

La radio ha quindi rappresentato un ulteriore canale attraverso il quale portare il tema dell’installazione fuori dallo spazio fisico dell’evento.

Una partecipazione che è continuata online

Anche chi non era ad Ancona ha potuto partecipare.

L’attività “Everything Ends in the Sea” è stata infatti riproposta attraverso le Instagram Stories di Elisabetta Pennacchioni: gli utenti potevano osservare il contenitore dell’installazione, provare a individuare le possibili connessioni tra oggetti e comportamenti e inviare le proprie risposte attraverso uno screenshot.

Le 18 Stories dedicate all’evento hanno superato complessivamente 60.000 visualizzazioni, mentre il post dedicato all’iniziativa ha raggiunto circa 15.000 visualizzazioni.

Numeri che non corrispondono a utenti unici, ma che restituiscono comunque la capacità del progetto di estendersi oltre il pubblico fisicamente presente.

Il valore del Climate Pact

PRIMA, DOPO, ANCORA rappresenta anche un esempio concreto di ciò che può accadere quando l’impegno di un European Climate Pact Ambassador riesce a entrare in dialogo con realtà diverse: università, ricerca, divulgazione scientifica, istituzioni, festival, media e pubblico.

La forza dell’esperienza di Ancona è stata proprio questa capacità di attraversare contesti differenti senza perdere la propria identità.

Il progetto è partito da un lavoro indipendente sugli oggetti recuperati dalle spiagge ed è arrivato a dialogare con una grande università, con una manifestazione dedicata alla ricerca europea, con Europe Direct Marche, con un’emittente radiofonica e con il pubblico di SHARPER.

E soprattutto, non è rimasto confinato alla dimensione espositiva.

È stato osservato, discusso, toccato, giocato, raccontato e condiviso.

Questo è, in fondo, uno degli obiettivi più interessanti del lavoro di un Climate Pact Ambassador: non limitarsi a parlare di cambiamento climatico, ma trovare linguaggi capaci di portare le persone dentro il problema e, soprattutto, dentro la possibilità di agire.

Nel caso di PRIMA, DOPO, ANCORA, il punto di partenza sono stati otto oggetti recuperati sulle spiagge. Il punto di arrivo non è invece una risposta unica, ma una domanda rivolta a ciascun visitatore:

che cosa posso cambiare, concretamente, a partire da ciò che faccio ogni giorno?

Ed è forse proprio qui che un progetto artistico e ambientale incontra nel modo più concreto lo spirito del Patto europeo per il clima: trasformare la consapevolezza in partecipazione e la partecipazione in possibilità di cambiamento.